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Venerdì, 31 Luglio 2026 17:36

Gastromanzia, quando il cibo è mezzo divinatorio In evidenza

Scritto da Angela Curatolo

Il cibo ha da sempre un legame profondo con il soprannaturale, ponte tra il mondo umano e quello divino attraverso specifiche arti divinatorie, la gastromanzia.

L'uso degli alimenti come mezzo per predire il futuro o comunicare con gli spiriti si ritrova in numerose culture.

Con il sale si interpretano le forme che assume quando viene gettato nel fuoco, come si scioglie nell'acqua o la disposizione dei granuli.

Aleuromanzia utilizza la farina per leggere le forme geometriche.

Anche i "biscotti della fortuna" sono un metodo di divinazione con il cibo.

Si può interpretare l'albume d'uovo versato in acqua calda. Le forme filamentose create dal calore predicono il futuro come nella notte di San Giovanni 26 giugno, con le tre croci, cuore, bocca e fronte, sono efficaci per levare il malocchio.

C'è anche la Divinazione basata sulle cipolle, per rispondere a domande sì/no su una questione ad esempio d'amore, incidendo i nomi sui bulbi e osservando quale germogliava per primo.

Nell'antichità durante i banchetti le focacce d'orzo davano risposte come la carne nell'arte Aruspicina gastrica, lettura delle viscere degli animali sacrificati, pratica importante per sapere se fosse stato propizio andare in battaglia, per Etruschi e Romani.

Tra Pane e Grano, vino e Latte, simboli universali di rinascita e ciclo vitale, spesso lasciati sulle tombe in offerta per placare le anime dei defunti, spicca il Miele, il "cibo degli dèi", usato per ungere gli strumenti divinatori o consumato dai veggenti per indurre uno stato di trans e favorire la chiaroveggenza.

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