Lunedì, 28 Settembre 2026 16:51

L'ultimo abbraccio – "Chi come me": documentario su adolescenti, fragilità e ascolto In evidenza

Scritto da red

Dal fenomeno teatrale "Chi come me", diretto da Andrée Ruth Shammah su testo di Roy Chen, un documentario su adolescenti, fragilità e ascolto, là dove il confine tra "noi" e "loro" comincia a scomparire.

PRIMA ASSOLUTA Lunedì 19 ottobre 2026 - ore 17.00 Auditorium MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo Via Guido Reni, 4/A - 00196 Roma

Replica Mercoledì 21 ottobre 2026 - ore 19.00 Cinema Giulio Cesare - sala 6 Viale Giulio Cesare, 229 - 00192 Roma

 

Solitudine, paura, rabbia, autolesionismo, difficoltà di riconoscersi nel proprio corpo, incapacità di comunicare con i genitori e, soprattutto, un bisogno profondo di essere ascoltati. Sono alcune delle esperienze che attraversano l'adolescenza raccontata da Chi come me, l'acclamato spettacolo diretto da Andrée Ruth Shammah su testo del drammaturgo israeliano Roy Chen, e che diventano ora il punto di partenza di  L'ultimo abbraccio – "Chi come me", il film documentario diretto da Michele Mally per 3D Produzioni che sarà presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma.

La prima proiezione è in programma lunedì 19 ottobre alle ore 17.00 all'Auditorium del MAXXI, mentre il film sarà replicato mercoledì 21 ottobre alle ore 19.00 nella Sala 6 del Cinema Giulio Cesare.

Al centro del racconto ci sono cinque adolescenti ricoverati nel reparto giovanile di un centro di salute mentale. Cinque ragazzi diversi per storia, carattere e disagio, ma accomunati dalla difficoltà di trovare parole capaci di raccontare ciò che provano. Attraverso l'incontro con un'insegnante di teatro si apre progressivamente uno spazio nuovo, nel quale i ragazzi cominciano a entrare in relazione con gli altri e con sé stessi.

Non sono però le diagnosi a definire i protagonisti. Dietro la malattia emergono le persone, con il loro desiderio di amore e riconoscimento, la paura del giudizio, la solitudine, la rabbia e la difficoltà di trovare un proprio posto nel mondo. Ed emerge anche il rapporto con gli adulti: genitori spesso impreparati, fragili a loro volta, chiamati a confrontarsi con la difficoltà di comprendere fino in fondo ciò che accade ai propri figli.

È su questo terreno che Chi come me ha incontrato per trecento repliche un pubblico di generazioni diverse, registrando continui sold out e trasformandosi progressivamente in qualcosa capace di prolungarsi oltre la rappresentazione.

 

Definito dagli spettatori "molto più di uno spettacolo", "un'esperienza di vita", "un percorso emozionale e di conoscenza", Chi come me ha generato conversazioni tra genitori e figli, il desiderio di tornare e condividere quell'esperienza con altre persone, domande che continuano anche dopo l'uscita dalla sala.

«Più che una messa in scena, una messa in vita»: è una delle espressioni che meglio sintetizzano la relazione nata tra l'opera e chi l'ha incontrata.

È precisamente questa relazione che L'ultimo abbraccio – "Chi come me" sceglie di indagare.

 

La cinepresa di Michele Mally segue l'ultima recita al Teatro Franco Parenti di Milano e il suo dietro le quinte, ma il documentario allarga progressivamente lo sguardo a ciò che quell'esperienza ha prodotto nelle persone. Non si limita dunque a registrare ciò che accade davanti alla macchina da presa: cerca di comprendere perché quelle storie abbiano generato una risposta emotiva così profonda e trasversale.

Attraverso le testimonianze di psicologi, intellettuali, artisti e semplici spettatori, il film affronta alcuni dei temi più urgenti che riguardano oggi adolescenti e famiglie: disforia di genere, autolesionismo, fragilità psicologica, solitudine, malessere esistenziale, bisogno di riconoscimento e difficoltà del dialogo tra genitori e figli.

Ne emerge un'indagine sul modo in cui guardiamo il disagio dei più giovani. Spesso osservato dall'esterno, attraverso definizioni, diagnosi, statistiche o categorie, nel film il malessere adolescenziale assume invece il volto e la voce di persone concrete. La domanda si sposta così dalla patologia alla relazione: quanto siamo davvero capaci di ascoltare? Quanto riusciamo a riconoscere una persona prima della sua fragilità? E che cosa accade quando scopriamo nell'esperienza di qualcuno apparentemente lontano qualcosa che riguarda anche noi?

 

Un tema che appartiene fin dall'origine al lavoro di Roy Chen, nato dall'esperienza vissuta dall'autore nel 2019 all'interno di un centro di salute mentale per adolescenti in Israele e dal desiderio, da lui stesso dichiarato, di contribuire ad aumentare un livello di compassione sempre a rischio di affievolirsi.

 

Il film mette così in dialogo generazioni diverse, mostrando ragazzi in cerca di parole per esprimersi e adulti che cercano strumenti per comprenderli. Il momento culminante arriva con il gioco «Chi come me...»: una serie di domande sempre più intime a cui anche il pubblico risponde alzando una mano. Paura, dolore, solitudine, ferite e bisogno d'amore diventano esperienze condivise e la distanza tra chi guarda e chi è guardato si riduce.

È qui che il documentario individua una delle ragioni della straordinaria risonanza di Chi come me: riconoscersi nell'esperienza di qualcuno che credevamo diverso da noi.

Anche il titolo, L'ultimo abbraccio, nasce da questa idea di vicinanza: un legame fondato sull'ascolto e sul riconoscimento dell'altro, capace di mettere in discussione il confine tra "noi" e "loro".

Ultima modifica il Lunedì, 28 Settembre 2026 16:56