Giovedì, 06 Agosto 2026 17:30

Quando i Grimm parlavano italiano In evidenza

Scritto da Nicoletta Camilla Travaglini

Di Nicoletta Camilla Travaglini

E’ notorio che la fiaba è un genere letterario proveniente dall’oralità e successivamente diffusasi attraverso autori che hanno trascritto queste narrazioni come: Giovanni Battista Basile per esempio, autore partenopeo della seconda metà del millecinquecento, che ha contribuito molto alla sua nascita come alla sua diffusione.

La fiaba ebbe un il suo periodo aureo tra il sette e l’ottocento grazie ad alcuni intellettuali francesi che la riscoprirono, se non la scoprirono ex novo, slegandola dal suo passato agro-pastorale e facendone di essa un genere elitario presente nei salotti eleganti dell’epoca! Nasce, come abbiamo detto, in un ambito agro-pastorale e bucolico con funzioni didattico-morale-educativo all’interno di un tessuto sociale fortemente legato alle proprie radici!
A Giovanni Battista Basile va il merito di aver raccolto questi racconti popolari in un libro chiamato “il Pentamerone”, nel quale egli trascrive fiabe della tradizione partenopea da cui hanno attinto a piene mani autori come i fratelli Grimm e Perrault, solo per citarne alcuni, rendendo immortali alcune di esse.

Il demologo partenopeo trascrivendo tali racconti, ha usato un linguaggio meno triviale di quello tipico di tali narrazioni provenienti dalla vulgata, permettendo così ad esse di poter essere lette addirittura alla corte di Francia!
Il suo lavoro si basava sulla trascrizione di fiabe partenopee, ma è notorio che all’epoca in cui egli opera questo territorio era annesso al Regno di Napoli come gli Abruzzi, che prima di dividersi dal Molise confinavano con la Campania. Potrebbe risultare, quindi, alquanto scontato che alcune fiabe della tradizione abruzzese fosse simile se non uguale a quelle della tradizione partenopea e quindi risulta difficile sapere se il Basile abbia trascritto solo fiabe partenopee o queste si siano commisti_ nate con quelle degli Abruzzi, se non addirittura raccolte negli Abruzzi stesso!

A supporto di tale tesi vi sono alcune fiabe derivanti dall’oralità, narratemi da una mia prozia, alla quale erano state narrate, a sua volta, da una sua parente e via dicendo, stiamo parlando di racconti popolari, quindi, risalenti alla metà dell’Ottocento per quanto ricordava colei che mi ha narrato queste fiabe.

Hanno una somiglianza impressionante con quelle presenti nel Penatamerone, ricordando che, comunque, l’analfabetismo presso le nostre società rurali nel periodo preso in esame sfiorava il 90%, questo dato diventava ancor più impressionante se riferito all’istruzione femminile; poi, non bisogna trascurare il fatto che il Penatamerone è scritto in dialetto partenopeo e la cosa diventava ancor più difficile da leggere per una donna che viveva nel tessuto sociale preso in esame; risulta, quindi, alquanto improbabile che le fiabe narratemi dalla mia prozia siano state lette dall’opera del Basile oppure da quella dei Grimm!
Se prendiamo in esame la favola che i Grimm chiamano “Il tavolino magico, l’asino e il bastone”, nella raccolta del demologo partenopeo si chiama “Issa Faloro” e in quella abruzzese è priva di titolo, vi sono delle analogie molto evidenti, come il protagonista, che nei due racconti popolari italiani, è unico, in quello teutonico invece ne diventano tre, pari al numero degli oggetti magici presenti nel racconto!
Inoltre, in quello tedesco il deus ex macchine è una capra magica che fa cacciar di casa i protagonisti, in quelle italiane è l’indolenza del protagonista e la sua scarsa intelligenza che lo fanno si che sia cacciato di casa, in quello partenopeo, però, è allontanato di casa dalla madre e dalle due sorelle, in quello abruzzese dal padre e dai suoi fratelli!

Mentre in quello abruzzese la famiglia del ragazzo protagonista è contadina e si svolge in questo contesto, quello partenopeo il contesto non è descritto, inoltre l’eroe non ha il padre ed è lui che dovrebbe provvedere al sostentamento della famiglia; nella fiaba dei Grimm i protagonisti sono figli di un sarto che devono portare al pascolo una capra magica!
Come si può vedere vi sono delle analogie tra questi tre racconti di natura popolare, che poi diventano molto più evidenti nello svolgersi del racconto in cui si vede il protagonisti affrontare le medesime prove e avere gli identici oggetti magici per il superamento degli ostacoli, uno di questi oggetti nella fiaba abruzzese, però, invece di essere un asino, è un portamonete che si riempie di soldi, negli altri due racconti, al contrario, si tratta di un asino che fa fuoruscire dai propri orifizi oro e gemme preziose!

Sappiamo che i Grimm hanno attinto al Pentamerone di Giovanni Battista Basile ma la fiaba abruzzese dove ha attinto? Probabilmente da nessuna parte ma si è sviluppata parallelamente a quella presente nell’opera dell’autore partenopeo derivando, probabilmente da radici e tradizioni comuni!
Abbiamo analizzato alcune fiabe narratemi e comunque presenti nel Paentamerone, tuttavia, solo per quella esamina sopra, si riscontrano analogie molto chiare; per quanto riguardano le altre vi sono anche qui evidenti corrispondenze che, comunque non risultano così palesi come quella del tavolino.
In un’altra fiaba presente nel copus partenopeo chiamata “Lo scarafaggio il topo e il grillo”, è simile ad una presente in una raccolta di fiabe irlandesi e ricorda anche una abruzzese però senza titolo!
Inoltre, non bisogna dimenticare che nell’opera del Basile molte volte i personaggi magici sono orchi, in quella abruzzese sono maghi, streghe e fate e gli oggetti, come gli animali, sono fatati e non magici, cosa che li avvicina di più al lavoro dei Grimm che a quello del demologo partenopeo!