All’ottantaduesimo Festival del Cinema di Venezia, Antonio Capuano si prepara a scrivere un’altra pagina significativa della storia del cinema italiano. Non solo il regista napoletano presenterà il suo nuovo film “L’Isola di Andrea”, ma riceverà anche il prestigioso Premio Pietro Bianchi 2025, riconoscimento assegnato dal Sindacato dei Giornalisti Cinematografici Italiani a chi ha contribuito in maniera straordinaria al panorama cinematografico nazionale.
Chi era Pietro Bianchi
Il Premio Pietro Bianchi è intitolato al celebre critico cinematografico Pietro Bianchi (1890-1953), uno dei pionieri del giornalismo cinematografico in Italia. Fondatore di alcune delle principali riviste di cinema, Bianchi ha contribuito a formare la coscienza critica del pubblico italiano e a valorizzare il cinema come arte. Il premio, istituito in suo onore, celebra ogni anno figure che abbiano dato un contributo significativo alla cultura cinematografica, in termini di qualità artistica, innovazione e influenza sul pubblico.
Il Premio Bianchi rappresenta quindi un omaggio al grande cinema italiano e a chi, come Capuano, ha saputo raccontare la realtà con uno sguardo unico, acuto e insieme empatico. La consegna del premio, prevista per la sera del 5 settembre nella storica Sala Giardino, sarà accompagnata dalla proiezione speciale del film e da un incontro con il regista, un’occasione rara per comprendere il pensiero dietro le immagini e le emozioni di un maestro del racconto cinematografico.
Il percorso artistico di Antonio Capuano
Antonio Capuano debutta alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1991 con “Vito e gli altri”, un film accolto con grande interesse durante la Settimana della Critica. Da allora, il regista ha partecipato più volte al festival, portando in Concorso opere come “Pianese Nunzio, 14 Anni a Maggio” (1996) e “Luna Rossa” (2001), fino a lavori successivi alla Settimana della Critica e alle Giornate degli Autori come “L’amore buio” (2010) e “Bagnoli Jungle” (2015).
La carriera di Capuano si distingue per uno sguardo coerente e potente: nelle sue opere, il regista osserva il mondo con lucidità, senza cedere a facili sentimentalismi. È una visione che non ignora il dolore, l’ingiustizia o l’infelicità, ma che sa anche riconoscere lampi di bellezza e possibilità di ribellione. Capuano si ispira apertamente al cinema neorealista italiano, alla poetica di Vittorio De Sica, Luchino Visconti e Federico Fellini, ma anche alla capacità di introspezione psicologica e drammatica di registi come Ingmar Bergman, Robert Bresson e Andrei Tarkovskij.
Inoltre, Capuano trae ispirazione da scrittori e filosofi italiani e stranieri, come Cesare Pavese, Italo Calvino, Albert Camus e Lev Tolstoj, soprattutto per la capacità di raccontare il conflitto interiore, l’alienazione e la ricerca di senso nella vita quotidiana. La sua sensibilità narrativa riflette anche le tensioni sociali del Sud Italia, il rapporto tra classe sociale e destino, e l’importanza della comunità e dei legami familiari.
Il Premio Pietro Bianchi 2025, nella motivazione ufficiale, sottolinea proprio questa capacità: Capuano ha saputo mantenere intatto il suo sguardo libero e potente, insegnando anche ai più giovani cosa significhi restare fedeli alla propria natura e alle proprie emozioni. Il suo cinema è sempre dalla parte dei più vulnerabili, soprattutto dei bambini, protagonisti ricorrenti nelle sue narrazioni.
L’Isola di Andrea: trama e protagonisti
Il nuovo film di Capuano, “L’Isola di Andrea”, sarà presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025. La produzione, realizzata da Mosaicon Film, Eskimo, Indigo Film, Europictures e Rai Cinema, racconta una storia intensa e delicata, centrata sulla separazione di una coppia e sulle dinamiche familiari che ne derivano.
I protagonisti sono Teresa Saponangelo e Vinicio Marchioni, che interpretano rispettivamente Marta e Guido, due genitori alle prese con la gestione del figlio otto anni Andrea, interpretato dall’esordiente Andrea Migliucci. La narrazione ruota attorno alla richiesta di una sentenza giudiziale da parte del tribunale dei minorenni per stabilire i tempi di permanenza del bambino con ciascun genitore.
La storia mette in luce la complessità dei rapporti familiari e dei sentimenti, mostrando il dolore del bambino che si sente conteso tra due adulti che ama entrambi allo stesso modo. Marta e Guido, ciascuno con le proprie fragilità e idiosincrasie, cercano di affermare le proprie ragioni e di proteggere il figlio, in un equilibrio fragile che viene costantemente messo alla prova.
Capuano, riguardo alla struttura narrativa, ha dichiarato di aver immaginato una storia asciutta, osservata da tre punti di vista differenti: quello del bambino, della madre e del padre. La scelta di girare in pochi ambienti, con luci naturali e numerosi primissimi piani, permette di enfatizzare la verità emotiva dei personaggi, senza filtrarla o edulcorarla. La “semplicità” della storia diventa così un esercizio complesso e raffinato, capace di trasmettere autenticità senza sacrificare profondità.
Lo stile cinematografico di Capuano
Il cinema di Antonio Capuano è caratterizzato da una straordinaria capacità di osservazione. Le sue inquadrature e i suoi piani sequenza non sono mai gratuiti: ogni dettaglio, ogni luce e ogni gesto contribuiscono a delineare il carattere dei personaggi e il mondo in cui si muovono. Nei suoi film, spesso ambientati a Napoli o in altre zone del Sud Italia, emerge una realtà cruda e poetica allo stesso tempo, dove la bellezza e la sofferenza coesistono in maniera naturale.
Il regista utilizza i primissimi piani per catturare le sfumature emotive dei volti, mentre le luci naturali rendono l’ambiente circostante parte integrante della narrazione. Questa attenzione alla verità visiva permette allo spettatore di entrare in sintonia con i personaggi, vivendo le loro emozioni come se fossero proprie. In “L’Isola di Andrea”, questi elementi stilistici risultano ancora più intensi, poiché la vicenda si concentra su una dimensione familiare intima e personale, che richiede un approccio delicato e misurato.
La lezione di Capuano alle nuove generazioni
Uno degli aspetti più interessanti della carriera di Capuano è la sua attenzione verso i giovani, sia come pubblico sia come collaboratori. La sua capacità di parlare direttamente alle nuove generazioni è testimoniata dal fatto che molti giovani cineasti e attori si ritrovano nei suoi film per affinità naturale. La lezione che il regista offre non è solo artistica, ma anche etica: insegnare a rimanere fedeli a se stessi, a osservare il mondo senza cedimenti e a proteggere ciò che è umano e autentico.
Questo aspetto emerge chiaramente anche nella scelta dei soggetti: spesso i protagonisti dei suoi film sono bambini o adolescenti, figure attraverso le quali Capuano esplora temi universali come la crescita, l’amore, la perdita e il senso di giustizia. Nel suo cinema, i bambini non sono semplici comparse o simboli: sono il centro emotivo della narrazione, capaci di mostrare verità che gli adulti a volte faticano a comprendere.
Il regista si ispira ai grandi maestri del cinema europeo e italiano, ma filtra tutto attraverso una sensibilità personale che rende ogni storia immediatamente riconoscibile come “capuaniana”. Si possono riconoscere richiami alla poetica del neorealismo italiano, alla drammaturgia intimista di Bergman, alla capacità di rendere visibili le emozioni nascoste tipica di Bresson e Tarkovskij, ma anche influenze da Pavese, Calvino, Camus e Tolstoj. La sua attenzione alle dinamiche sociali, alla condizione dei bambini, alla marginalità urbana e alla vita quotidiana del Sud Italia mostra una costante riflessione sul contesto storico e culturale delle sue storie.




