Era il giorno 8 agosto 1879 quando nacque a Anenecuilco un neonato che diventerà protagonista principale della rivoluzione messicana, Emiliano Zapata Salazar.
Anarchico, generale e guerrigliero messicano, era penultimo dei dieci figli in una delle tante famiglie rese povere dal regime dittatoriale di Porfirio Díaz. Studiò fino all'età di sedici anni quando, rimasto orfano, iniziò a lavorare la terra. Parlava due lingue, spagnolo e nahuatl (antica lingua locale). L'esordio politico risale al 1909 quando, eletto sindaco di Anenecuilco, Zapata appoggia il candidato dell'opposizione, Patricio Leyva, a governatore. La sconfitta del candidato appoggiato da Zapata provocò ad Anenecuilco dure rappresaglie e nuove perdite di terre. Verso la metà del 1910, dopo vari tentativi di risolvere i problemi della ridistribuzione dei terreni per via legale, Zapata e i suoi cominciarono a occupare e a ridistribuire terre e poi iniziò la lotta armata, diventando capo indiscusso della rivoluzione del Sud. Tentò il dialogo con Francisco Madero, liberale oppositore del regime dittatoriale messicano, inutile, alla fine Zapata lanciò il Piano di Ayala, si chiedeva la riforma agraria e la libertà degli individui: una guerra lunga e difficile, prima contro Madero, poi contro Victoriano Huerta e infine contro Venustiano Carranza. Gli zapatisti erano inafferrabili: applicando la tecnica della guerriglia, colpivano i distaccamenti militari e scomparivano. Era in 15 punti principali e fu redatto in maniera molto semplice ma chiara, di modo che chiunque potesse comprenderlo.
Fu solo nel 1913, grazie alle vittorie dell'eroe popolare e guerrigliero Pancho Villa al nord, che Zapata costrinse alla fuga Huerta, si adottò il piano di Ayala, le truppe contadine di Villa e Zapata entrarono trionfanti a Città del Messico inalberando i vessilli della Vergine di Guadalupe, patrona dei popoli indigeni. Fu in quei giorni che Zapata rifiutò di sedersi sulla poltrona presidenziale: "Non combatto per questo. Combatto per le terre, perché le restituiscano".
La Comune di Morelos, un'esperienza di democrazia diretta, rappresentò l'apice della rivoluzione zapatista però di breve durata. Le armate carranziste, guidate dal generale Álvaro Obregón, sconfissero più volte Villa, Carranza riprese il controllo della capitale.
Zapata ripiegò nel sud del Messico, dove proseguì la guerriglia fino a quando fu attirato in un'imboscata e assassinato il 10 aprile 1919, nella fattoria di Chinameca, per mano del generale costituzionalista Jesús Guajardo. I mandanti furono Pablo González Garza, comandante di Guajardo, e Venustiano Carranza.
Il Messico di Emiliano Zapata era diviso tra due diverse classi: i ricchi proprietari terrieri e i poveri indigeni, senza terra ma con un forte spirito di solidarietà. Oltre il 90% dei capofamiglia non aveva terra. I terreni comuni, ejido, venivano di continuo minacciati dai grandi latifondisti, proprietari delle cosiddette hacienda. Indubbiamente notevole influenza su Zapata ebbe anche il Plan de Luis de Potosí, manifesto delle riforme di Francisco Madero. Nel piano di Ayala, dove, a causa della sua inconcludenza, Francisco Madero venne definito traditore, punto centrale è la terra. Gli articoli 6, 7, 8, 9, parlavano di restituzione della terra, di espropriazione dei latifondi, di nazionalizzazione delle risorse. Successivamente, nel 1915, Zapata approvò la ley agraria, con cui continua la redistribuzione dei terreni.
Con l'esperienza della Comune di Morelos, Zapata organizzò una ridistribuzione dei terreni, ma non solo. L'esperienza zapatista, al centro di letture estremamente diverse, rappresenta l'ingresso delle comunità indigene nella politica messicana.
Le leggi promulgate dalla convenzione erano attente anche ai diritti civili: le autorità civili vennero particolarmente rafforzate rispetto alle autorità militari. La ley agraria del 1915 verrà confermata dalla Costituzione di Carranza del 1917, che riconosce il diritto di sciopero e la giornata lavorativa di 8 ore, sebbene la Costituzione di Carranza, in questo dissentendo dalla visione politica di Zapata, sancì uno stato con un forte sistema presidenziale e un partito unico.
Dopo la sua morte per molti anni in Messico ci furono voci che dicevano che Zapata fosse ancora vivo.




