Io, mia figlia Veronica e l’amico Marco, un trio ormai collaudato, consolidato e con una forte intesa, abbiamo deciso di andare alla Cascata di San Giovanni, (1080 m), una piacevole escursione nel Parco Nazionale della Maiella.
Il sentiero ha inizio da Bocca di Valle CH (650 m), ma prima di prendere il percorso ufficiale del parco F2, si consiglia la visita alla grotta - sacrario che custodisce dal 1923 le spoglie del Tenente di Vascello Andrea Bafile. Era nato a Monticchio di Bagno (AQ) il 7 ottobre 1878 e morì da eroe sul fronte del Piave, nel 1918. Il suo corpo riposa in un sarcofago in pietra, realizzato dallo scultore di Pennapiedimonte, Felice Giuliante nel 1923. Sulle pareti si trovano tre grandi pannelli in ceramica policroma che formano un ideale monumento di memoria e dolore, raffiguranti “Pietà”: Posta sull'altare, incarna il dolore universale e il lutto per la perdita. “Eroe della Montagna” ed “Eroe del Mare”, sistemati l'uno di fronte all'altro. Rappresentano il sacrificio estremo dei combattenti e sono affiancati da figure di donne abruzzesi in abiti tradizionali, impegnate a intrecciare corone di alloro. La realizzazione è di Basilio Cascella e di suo figlio Tommaso nel 1924.
La Cascata di San Giovanni (1080 m) è uno dei posti più affascinanti della Maiella. Per arrivarci, bisogna percorrere la valle fluviale del Torrente Vesola, che nasce poco a monte della Fonte Crocetta (1489 m) e dà origine alla Cascata con un salto di acqua di 35 metri, proseguendo poi il suo tragitto fino a valle, come affluente del fiume Foro. Non bisogna sottovalutare il sentiero che presenta alcuni tratti ripidi in salita, rocce scivolose e le radici che affiorano dal suolo. Inoltre, una slavina con una ragnatela di rami secchi, che rende difficoltoso andare avanti e l’ostacolo naturale di tre tronchi, superati cavalcando … Ci si incammina sulla carrareccia, segnaletica F2, (che poi diventa sentiero), seguendo la valle fluviale del torrente VESOLA. Il sentiero è molto agevole ed è percorribile anche da persone diversamente abili. I monti sono ancora innevati e con il caldo che fa, la neve si scioglie. Per questo motivo il torrente ha molta acqua limpida e cristallina, da far venir la voglia di berla e, infrangendosi, crea alla base pozze d'acqua e diverse cascate. Mai vista la valle Vesola così feconda. Immagino la portata della cascata, il cui rumore è percepibile da una grande distanza.
In località “pranèttë cannëllùccë”, che si trova circa a metà tragitto, si attraversa il torrente mantenendo l’equilibrio su un tronco scivoloso. Si inizia a salire dolcemente attraversando un bosco ricco di faggi, che diventa poi più ripido. Poche volte, si deve camminare sul tubo umido che emerge dal terreno (ed anche questo scivoloso), della captazione dell’acqua, che collega alcune costruzioni della rete acquedottistica, per portare a valle l’acqua della sorgente. Arrivo al bivio a pochi minuti dalla cascata. Su un palo ci sono tre segnali con le direzioni: “F2 per la cascata di San Giovanni” – “F2 a sinistra” che incrocia il sentiero F5 per il piano della Civita e Bocca di Valle – “F2 ritorno a bocca di Valle.” Pochi passi e miracolo… si alza il sipario… Ecco la cascata di San Giovanni nella sua grandezza e bellezza. Lo scenario ripaga la fatica dell’escursione. Una sosta in questo fresco ed umido ambiente è capace di ritemprare in poco tempo corpo, mente e spirito. L’abbondante acqua che si infrange sulla roccia, crea una nebulizzazione che ti accarezza il viso. È una sensazione meravigliosa e rigenerante, un vero e proprio contatto diretto con la forza della natura. Difficile abbandonare questa attrazione naturale, che mi incanta! Ora però, bisogna tornare indietro, ma ci sono nuove emozioni! Ci inoltriamo nella fresca faggeta ricca dei colori degli arbusti di maggiociondolo (Laburnum anagyroides). È un piccolo albero noto per la sua spettacolare fioritura primaverile (aprile-maggio). Il nome simboleggia i fiori a grappoli pendenti di colore giallo oro e molto profumati, che ciondolano. Racconto spesso una favola legata a questo fiore. Mercurio, il dio messaggero, figlio di Giove e Maia la maggiore e più bella delle Pleiadi, fu ferito in una battaglia. La madre Maia per salvarlo, lo prese e fuggirono insieme con le altre guerriere verso il monte Paleno, perché era ricchissimo di erbe medicinali che avrebbero potuto guarire le ferite di Mercurio. Purtroppo, quando Maia arrivò sul Monte Paleno, c’era tanta neve e la pianta che cercava non era ancora fiorita. Mercurio morì poco dopo e la madre disperata, si lasciò andare ad un inconsolabile pianto. Le sue urla di dolore, si udirono per tutta la vallata. Giove, commosso da questa straziante scena, volle ricordare il povero figlio di Maia, con una pianta simbolica, il Maggiociondolo, che nasce sulla Maiella.
Siamo tornati alla vettura ed abbiamo percorso 8,5 chilometri, con un dislivello di 500 metri, durata 4 ore e difficoltà E/EE
Una escursione con diversi pregi: Il suono del torrente che scorre e sbatte sulle pietre, genera un "rumore bianco", che il cervello umano interpreta come non minaccioso, riducendo lo stress - la flora, la storia, la cultura, la tradizione, la natura incontaminata, la frescura del bosco, i grappoli dorati del maggiociondolo e la cascata, formano un accostamento spettacolare.




