Santo Stefano ad Rivum Maris è un’abbazia benedettina ubicata nel territorio di Casalbordino; essa sorge su di un poggio ricoperto di arbusti proprio a ridosso di una insenatura marina molto, molto suggestiva e lo doveva essere ancor di più quando essa era al suo massimo splendore!
Questo luogo sacro è stato edificato sui ruderi di una basilica pagana con tanto di cimitero adiacente, la quale a sua volta sorge su un luogo di culto romano e verso V secolo d.C., potendo contare su di ottima posizione strategica e su varie rendite, tra cui Casalbordino, che ne rappresentava l’azienda fondiaria e una sua dipendenza, divenne una dei più importante ed autorevole luogo di culto della zona.
Nella seconda metà dell’anno mille, allorché i normanni penetrarono negli Abruzzi, percorrendo l’antica via Traiano – Frenata, divenuta poi il tratturo L’Aquila – Foggia, essa venne rasa al suolo e i monaci trucidati.
Grazie alla perseveranza di altri monaci qui convenuti, essa venne ricostruita ex nuovo, unendosi, però, alla più potente ed influente abbazia di Santa Maria di Arabona; nel XV secolo, però, a causa delle lotte civili che opposero i sostenitori della regina Giovanna II ai suoi oppositori, Santa Maria ad Rivum Maris fu dapprima saccheggiata ed infine profanata!
Essa fu ricostruita di nuovo, ma nel 1566 a causa delle scorribande di pirati turchi lungo l’Adriatico, l’abbazia venne saccheggiata e i monaci furono appesi alle mura di questo luogo sacro, quindi furono scuoiati ed infine i corpi bruciarono nel rogo della chiesa.
Da quel momento i monaci lasciarono questo luogo nefasto, che pare sia molto particolare, infatti si dice che qui vi siano stati trovati teschi aventi la parte posteriore molto allungata come ad esempio quella di alcuni faraoni dell’antico Egitto, inoltre si narra a cavallo tra il XIV e XV secolo un monaco ebbe una visione onirica di una maremoto seguito da un terremoto devastante nel quale si annunciava l’imminente disastro, l’uomo colpito da tale vivezza e realisticità del sogno, raccontò ai confratelli ciò che aveva sognato, subito i monaci si adoperarono per mettersi in salvo e sistemare l’abbazia in maniera tale da provocare meno danni possibili; questa loro solerzia, li salvò dalla forza distruttrice degli elementi che si scatenarono in maniera furibonda, provocando, nonostante tutto, gravi danni all’edificio!
Intorno a questo luogo sono fiorite tante leggende la più famosa narra che la notte 31 ottobre il poggio dove si ubicano i ruderi dell’abbazia benedettina di Santo Stefano ad rivum maris, si illumini di una luce di miglia di torce ed i suoi ruderi pare sia punto d'arrivo di una lento e muto corteo di incappucciati, probabilmente, alcuni hanno voluto vedervi in queste forme silenti i fantasmi dei religiosi qui trucidati!




