• Educazione rimossa, terapia anticipata: così si costruisce il disagio
• Educazione come prevenzione, psicologia come cura: una gerarchia scientifica
• Prima la terapia, poi l’educazione? Così si rovescia il senso della scuola
• La scuola non è nata per curare: l’educazione dimenticata prima della terapia
• Si parla di prevenzione, ma si agisce sulla cura: una contraddizione educativa
• Si tenta di curare ciò che non si è prevenuto: il grande paradosso educativo della scuola
• Pedagogia e psicologia nel sistema scolastico: la distinzione che fa la differenza
• Quando la cura prende il posto dell’educazione: una deriva che interroga la scuola
La pedagogia rappresenta il primo presidio scientifico di prevenzione nella scuola. Anticipare la cura senza un solido investimento educativo rischia di rovesciare il senso stesso della formazione e della crescita degli studenti.
Nel dibattito contemporaneo sul benessere degli studenti e sul disagio giovanile, la scuola è sempre più chiamata a rispondere a fragilità emotive, relazionali e comportamentali che attraversano l’infanzia e l’adolescenza. In questo scenario, si assiste con crescente frequenza all’introduzione della figura dello psicologo scolastico come risposta privilegiata al disagio.
Una scelta che nasce da intenzioni condivisibili, ma che merita una riflessione più ampia, strutturata e scientificamente fondata.
Ciò che ancora oggi si fatica a comprendere pienamente è un principio basilare delle scienze dell’educazione: la prevenzione viene prima della cura. E la prevenzione, in ambito scolastico, ha un nome preciso: educazione e pedagogia.
Il ruolo scientifico della pedagogia nella scuola
La pedagogia non è una disciplina accessoria né una funzione generica. È una scienza autonoma, con un impianto teorico, metodologico e progettuale rigoroso, che studia i processi educativi, formativi e relazionali lungo l’intero arco della vita.
Il pedagogista e l’educatore professionale sono figure formate specificamente per costruire contesti educativi sani, per osservare precocemente i segnali di disagio, per intervenire sui processi prima che essi diventino sintomo o patologia.
La pedagogia opera:
• sulla struttura dei contesti educativi (clima di classe, relazioni, comunicazione);
• sui processi di sviluppo emotivo, cognitivo e sociale;
• sull’educazione alle emozioni, alla relazione, al conflitto, alla frustrazione;
• sulla prevenzione della dispersione scolastica, dell’isolamento, della disistima e dell’aggressività;
• sulla costruzione dell’identità e del senso di appartenenza.
Si tratta di un lavoro quotidiano, sistemico, continuo, che agisce prima che il disagio si cristallizzi.
Prevenzione educativa e intervento psicologico: una distinzione necessaria
La psicologia svolge un ruolo fondamentale nella cura del disagio, nel trattamento delle difficoltà emotive strutturate, nella presa in carico terapeutica quando emerge una sofferenza che necessita di un intervento clinico.
Ma la psicologia, per sua stessa natura epistemologica, interviene quando il disagio è già presente.
Quando nella scuola si ricorre direttamente a percorsi di tipo psicologico senza aver prima investito in una solida prevenzione educativa, si rischia di spostare il baricentro dall’educazione alla terapia, trasformando la scuola – simbolicamente e operativamente – in un luogo di cura piuttosto che di formazione.
La scuola, però, non è un ambulatorio.
È un ambiente educativo, e come tale dovrebbe essere presidiato innanzitutto da chi è formato per educare.
Una domanda necessaria
Sorge allora una domanda, legittima e non polemica, ma profondamente educativa:
perché condurre i ragazzi direttamente in percorsi terapeutici senza aver prima costruito una vera prevenzione educativa?
Qual è la motivazione che porta a prevaricare questo passaggio, che rappresenta la base stessa della crescita armonica di un individuo?
Molti disagi non nascono improvvisamente: emergono da carenze educative, da vuoti relazionali, da mancanza di ascolto, di contenimento emotivo, di guida adulta competente.
Dove l’educazione è fragile o assente, il disagio trova terreno fertile.
Un modello integrato, non sostitutivo
Riconoscere la centralità della pedagogia non significa negare il valore della psicologia.
Al contrario, significa collocare ogni sapere nel suo corretto ambito di intervento.
Un modello realmente efficace è quello integrato, in cui:
• educatori e pedagogisti presidiano la prevenzione, la quotidianità educativa, la crescita emotiva e relazionale;
• lo psicologo interviene quando la prevenzione non è sufficiente, offrendo un supporto specialistico mirato.
In questa prospettiva, la psicologia non sostituisce l’educazione, ma la affianca quando necessario.
La cura non precede la formazione: la completa.
Investire seriamente nelle figure educative e pedagogiche all’interno delle scuole non è una scelta ideologica, ma una decisione scientifica, etica e lungimirante.
Una scuola che educa bene previene meglio.
E una società che previene davvero riduce il bisogno di cura, senza mai sminuirne l’importanza.
Forse la vera sfida del nostro tempo non è moltiplicare gli interventi terapeutici, ma riconoscere, finalmente, che l’educazione è il primo e più potente strumento di salute collettiva.




