Lunedì, 14 Settembre 2020 17:52

Coerenza.

Scritto da Marco Battista
Marco Battista Marco Battista

 

Dopo la morte di mio padre, siamo tornati a casa dall’ospedale per chiamare le pompe funebri e preparargli i vestiti, quando a mia madre arriva un messaggio al cellulare. Proviene dal telefono di mio padre: - Non ti devi preoccupare per me, ora sto bene. -

A volte capita di inviare dei messaggi al cellulare e che arrivino dopo uno o due giorni, ma il fatto è che quel venerdì siamo stati con lui in ospedale tutto il giorno e poi la sera glielo abbiamo spento, anche perché lui era sotto sedativi e non sarebbe stato in grado di scrivere correttamente. Lì per lì mia madre non ha dato importanza alla cosa, era molto scossa, e solo dopo il funerale, per distrarsi, si è messa davanti al telefonino e non c’era nessun messaggio. Sembrerebbe una cosa assurda che quel messaggio l’abbia scritto mio padre dopo la sua morte, ma a lei piace così.

Qualche giorno dopo, mamma confida alla nuora di aver sognato il marito che andava a comperarsi le scarpe, perché quelle che aveva gli andavano piccole. Un particolare che lei non poteva conoscere, solo mia sorella e la nuora che erano lì a vestirlo ne erano al corrente e se mamma non diceva nulla del sogno, probabilmente nessuno avrebbe mai saputo la verità su questo incredibile fatto.

- Se l’avessi saputo, non gliele avrei mai messe le scarpe piccole ai piedi. come hanno potuto essere così sciocche quelle due? -

La verità è che i morti non hanno bisogno più di nulla, ormai. Non hanno bisogno di parole, né di preghiere, né di lumini per illuminare il loro sonno.

- Tuo padre amava la luce. - mi ricorda sempre mia madre.

- E poi, tutti questi fiori! Comprane dei finti, almeno non devi sostituirli ogni settimana. Per quanto poi, in estate col caldo che fa si seccano dopo pochi giorni. -

- Tutti portano i fiori ai morti, sennò cosa. - ribatte mia madre. Mi guardo intorno e vedo fiori e lumini su ogni lapide e mi chiedo se davvero le persone credono che i morti riescano a sentire il profumo dei fiori e di notte a scorgere la debole luce dei lumini. Cosa se ne fa un morto della luce? Ha paura del buio o gli serve per leggere? No di certo. E i fiori si portano al cimitero per non far sparlare i vivi, non certo per accontentare i morti. Perché vedi anche nel cimitero, nel luogo dove tutto finisce e regna la pace, c’è sempre qualcuno che ha qualcosa da ridire.

“Ho visto che i fiori di tuo padre si sono seccati. Ma non ce l’hai messa l’acqua? No!, Non vai al cimitero a trovare tuo padre?! Vergognati!”

Il giorno dopo sono andato al cimitero dove è sepolto il marito di quella signora e ho tolto l’acqua dal contenitore dei fiori che aveva appena comprato. Che poi mi chiedo a cosa mi serve andare a parlare davanti alla fotografia di mio padre morto per dirgli cosa poi, mica mi sente!

- Ma che ti costa andarci... - replica mia madre. Nulla. O forse tanto. Mi sentirei di venir meno a un mio valore: la coerenza, ecco. Non ho bisogno di recarmi al cimitero e portare dei fiori a un mucchietto d’ossa, per far vedere ai vivi che mi interessava di mio padre. Ciò che provavo per lui l’ho dimostrato quando era il momento, quando poteva ancora ascoltarmi e guardarmi in faccia mentre gli parlavo, non ora che è morto. Mentre gli parlo ora non può sapere che sono dispiaciuto per quell’abbraccio che gli volevo dare quel giorno e non l’ho fatto, e non può sapere se sono sincero mentre gli confesso di avergli mentito quella volta mentre mi elogiava pensando che avessi detto la verità. E anche se lo fossi, sincero, ormai è troppo tardi.

- Quanto spreco! - mi lamento con mamma guardando i fiori che inevitabilmente appassiranno. Ne compreranno di freschi, che inevitabilmente appassiranno a loro volta e così finché campano.

- Si fa, è la tradizione. - replica mia madre.

- Sì, una tradizione che va solo a favore dei fiorai. Che poi a papà dei fiori non gliene è mai fregato niente, e tu continui a portarglieli. Chissà quanta gente li odiava i fiori quand’era in vita, o ne era addirittura allergica e ora guarda le loro tombe sono sommerse dai fiori. -

- Questo è vero, a tuo padre non sono mai piaciuti i fiori. A lui piaceva mangiare. -

Il sabato successivo accompagno mamma al cimitero, scendiamo dall’auto e si ferma davanti al solito fioraio, ma quella volta la prendo per mano e la porto via.

- Ma... Marco, dobbiamo prendere i fiori. -

- C’ho pensato io. - Lei mi guarda compiaciuta, magari si è redento! Ma una volta davanti alla lapide di mio padre, prendo tutti i fiori e li butto via sotto lo sguardo sbigottito di mamma che mi osserva come se davanti a lei si fosse materializzato il figlio di Satana in persona, poi tolgo tutta l’acqua e pulisco per bene il contenitore.

- A papà piaceva mangiare? Bene. - dallo zaino tiro fuori un bel panino con la salsiccia e lo conficco nel contenitore dei fiori. Faccio ridere lo stesso, ma almeno sono coerente.

 

 

 

 

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